Arteterapia – L’espressione artistica diventa una cura

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

Il concetto di arteterapia è relativamente nuovo. Le sue origini possono essere rintracciate nel rapporto tra cultura, arte, e sviluppo sociale.

Da sempre l’arte è considerata una forma di comunicazione importante, che riesce ad arrivare là dove le parole non ci riescono  Proprio per questa sua peculiarità l’arte è stata spesso oggetto di interesse per molti studiosi nel campo della psicologia.

L’uomo ha sempre sentito la necessità di rendere il proprio mondo interiore manifesto. Ogni individuo esprime se stesso attraverso i concetti, le parole e i ragionamenti, ma alcuni individui, che dimostrano di avere difficoltà relazionali, esprimono se stessi attraverso il movimento, i suoni, le forme, i colori.

Molti studiosi hanno affermato che tra arti e società esiste un legame indissolubile: la salute di una società si riflette nella sua attività artistica, e viceversa.

Lo stesso Freud si interessò all’arte. Egli definisce l’artista come “uomo che si distacca dalla realtà poiché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia”. L’artista “trasforma le sue fantasie in una creazione artistica invece che in sintomi”. Per cui, il prodotto artistico per Freud si rivela specchio del mondo interno del soggetto, delle sue strutture e dei suoi processi psichici, e la creazione artistica diventa materiale di interpretazione per l’analista.

L’arteterapia come disciplina attinge da una varietà di approcci teorici, approcci che mirano a contattare e riconciliare i conflitti emotivi, a promuovere l’autoconsapevolezza e l’accettazione di sè.

Ora però veniamo al dunque e cerchiamo di capire quando fare arte diventa momento di cura e di terapia.

È stato dimostrato che quando una persona è immersa in un’attività creativa riceve una serie di stimoli a livello fisico, intellettuale ed emozionale che portano a mutamenti organici e psicologici che favoriscono i processi di guarigione.

Fare arte riprende le modalità di conoscenza e azione sul mondo tipiche del bambino. Vi è infatti, come nel gioco infantile, una totale presenza e coinvolgimento verso ciò che si sta vivendo, questo permette un’apertura al mondo esterno e relazionale. L’ansia, che invece di solito presenta l’adulto nel momento in cui deve ricercare soluzioni o prendere decisioni, lo porta spesso a rinchiudersi in automatismi e comportamenti fissi e ripetitivi, sicuramente più comodi e rassicuranti ma anche, appunto, fissi, stabili, non in evoluzione. Attraverso l’arteterapia si cerca di fare proprio questo; smuovere l’adulto dalla propria zona comfert e accompagnarlo all’apertura quasi indiretta verso la società e il mondo esterno.

Sin dalla sua nascita l’arteterapia si è subito sviluppata principalmente come strumento di sostegno nelle cure psichiatriche di persone con gravi disturbi psichici, come ad esempio gli psicotici e gli autistici. Fu presto chiaro a medici e psicologi che queste persone riuscivano ad esprimersi meglio con il corpo o con i gesti, modellando la creta, ballando, o raffigurando nei disegni le proprie angosce, piuttosto che attraverso le parole, per cui il ricorso all’espressione artistica poteva aiutarle a superare le gravi difficoltà di comunicazione, tipiche delle persone affette da questi disturbi. Tali risultati portarono ad estendere l’uso di queste tecniche anche a pazienti con disturbi “meno gravi”, come ad esempio disturbi dell’umore e disturbi d’ansia, nei quali si riscontra grazie all’uso dell’arteterapia un aumento dell’autostima, un consolidamento dell’Io e un miglioramento delle capacità di socializzazione.

Tra le forme d’arte principalmente utilizzate in arte terapia si possono menzionare tutte le arti grafiche, dal disegno alla scrittura; la danza; la musica; il teatro e la cinematografia.

Cercherò di entrare in merito solo alla pittura e alla musica, per quanto riguarda invece  la cinematografia tratterò questo argomento forse in un articolo successivo.

PITTURA E DISEGNO.

Il disegno e la pittura vengono utilizzate in arteterapia per acquisire o potenziare la capacità di contattare le emozioni e rappresentarle in una dimensione fantastica attraverso la forma e il colore.

Il disegno assume in arteterapia tre significati: un significato ludico – per creare-  un significato narrativo – per raccontare di sé – e un significato conoscitivo – per porsi e rispondere a delle domande. Ma soprattutto il disegno ha un valore proiettivo. Il disegno infatti permette di esprimere i propri conflitti e le proprie ansie che, assumendo concretezza e divenendo finalmente qualcosa di esterno a sé, trovano finalmente il distacco necessario per poter essere affrontate in maniera meno ansiogena.

Per quanto riguarda la pittura possono essere utilizzate tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche, come ad esempio i pennarelli, le tempere, gli acquarelli, i colori a dita, il collage ecc. Va tenuto presente che anche la scelta di un certo strumento ha un valore simbolico. Mentre, i pennarelli, facili da usare e con un tratto nitido e definito, danno sicurezza, le tempere e, ancora di più, i colori a dita sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore, e infatti di solito non vengono usati da persone con tratti ossessivo-compulsivo. O ancora il collage, che richiede un minor impegno creativo perché si tratta solo di assemblare, viene di solito scelto da persone che si sentono in qualche modo minacciati da un’attività creativa troppo libera. La scelta, invece, di usare più strumenti insieme, è indice di grande flessibilità ed è molto utile nello sviluppo del pensiero laterale, che esula dagli schemi classici. Anche il modo in cui i soggetti si avvicinano ed effettuano la scelta ci dice molto di loro.

MUSICA

Per quanto riguarda l’uso della musica in terapia si parla principalmente di musicoterapia. La musica rappresenta uno strumento molto potente soprattutto per la sua valenza evocativa e regressiva. Fare o ascoltare musica, infatti, attiva le zone ipotalamiche del cervello legate ai più antichi meccanismi di sopravvivenza, mentre il ritmo riporta al contatto con il ritmo cardiaco materno in fase intrauterina. La musica introduce la persona in un’atmosfera psicologica dove la relazione con gli aspetti coscienti di sé si indebolisce permettendo di entrare in contatto con le parti più profonde della psiche. Inoltre, la musica facilità il rilassamento sia fisico che mentale e migliora tutta una serie di funzioni fisiologiche, come la respirazione, il battito cardiaco e la pressione sanguigna. Anche la musica può essere usata in terapia sia in forma attiva, cioè producendo musica con diversi strumenti – di solito le percussioni, che passiva, cioè lasciandosi cullare dalle note di brani musicali scelti dal terapeuta a seconda delle finalità terapeutiche. Lo scopo, in generale, è quello di aiutare il soggetto ad esplorare i vissuti emotivi derivati dal contatto con la musica e rielaborare le immagini e i ricordi suscitati.

Siamo abituati a vivere in una società dove l’espressione più intima delle debolezze, delle psicosi, delle paure, delle fobie, delle ossessioni, dei traumi è vista con repulsione e rifiuto. Una società che vede solo l’involucro – e questo involucro quanto ci costa e quanto ci fa penare – e tende a nascondere il contenuto, il contenuto stesso diventa motivo di vergogna. Una società che ha trasformato l’individuo in una “macchina disturbata” nel privato, ma socialmente perfetta.

A questo punto l’arte nella società, malata e infetta, diventa una cura. Cura contro l’ipocrisia, contro il perbenismo, contro il “giusto e bello”, contro la perfezione estetica e morale.

L’arte guarisce e consola quando la società non è in grado di farlo.

 

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ARTE ASTRATTA – Quando l’atto creativo supera la qualità formale

“Un quadro non è l’immagine di un’esperienza. E’ un’esperienza”.

E’ innegabile che l’arte astratta abbia una forte influenza sulla psiche umana, sia questa comprensibile o meno.

Il premio Nobel per la medicina Eric Kandel, ha spiegato come l’arte astratta e la neuroscienza siano alleate per aiutare a comprendere come l’uomo riesce a percepire e interpretare il mondo.

L’arte astratta adotta un approccio riduzionista: invece di raffigurare l’oggetto nella sua interezza prende in considerazione solo alcune componenti. L’artista elimina quindi la raffigurazione reale con l’intento di liberare le linee, i colori e le forme. Gli scienziati hanno lo stesso tipo di approccio quando scompongono l’esperienza percettiva nei suoi elementi essenziali.

La scienza ci ha aiutato a comprendere come l’osservatore interpreta ciò che vede sulla tela in modo del tutto personale, questo contribuisce a “creare” l’opera d’arte in sé sulla base delle esperienze e dei conflitti personali. Il cervello prende quindi l’opera all’apparenza incomprensibile e le da un senso. Questo processo avviene attraverso due modalità: “bottom up” e “top down”. Due modalità che aiutano ad elaborare l’immagine.

Con il processo “bottom up” il cervello prende in considerazione la realtà andando ad analizzare le informazioni presenti nell’opera che già conosce: le linee, i colori, l’immagine bidimensionale ecc. Possiamo dire quindi che questo tipo di analisi sia puramente esterna e si basi sull’esperienza visiva. Con il processo “top down” invece il cervello cerca di capire e dare un senso più profondo all’opera.

Si può dedurre perciò che ci siano tre diversi tipi di comprensione dell’opera d’arte astratta: di basso livello, dove l’analisi si ferma solamente all’apparenza, di livello intermedio dove si prende in considerazione sia la forma esterna che lo spazio e la storia dell’oggetto e infine abbiamo la comprensione di alto livello dove troviamo l’integrazione fra le informazioni esterne e storiche con le esperienze e i ricordi personali. Solo attraverso questo tipo di comprensione si può analizzare e comprendere pienamente l’opera d’arte astratta.

Sulla base di quanto detto, ma in base anche alla mia esperienza e conoscenza personale posso affermare che il primo artista della storia ad aver adottato l’approccio riduzionista sia stato William Turner. Con la sua arte ha messo in discussione il concetto stesso di forma, di spazio e di tempo. Attraverso l’utilizzo libero del colore ha dato forma alle emozioni allontanandosi dall’arte che fino a quel momento era stata solo figurativa.

 

Nel primo decennio del ‘900 nasce una delle correnti artistiche che cambierà per sempre l’arte: l’ASTRATTISMO.

Il padre dell’astrattismo, Vasilij Kandinskij, influenzato dalla musica di Arnold Schönberg, assolutamente innovativa  –  aveva introdotto la variazione di timbro e tono senza una nota centrale – dà vita a qualcosa di mai visto prima.

E’ importante però spiegare la storia e l’evoluzione per capire pienamente anche la sua arte e aggiungo che una volta capita e assimilata la visione di Kandinskij sarà molto più facile parlare di astrattismo, arte moderna e arte contemporanea.

Le opere di Kandinskij possono essere suddivise in tre grandi gruppi e prendono in prestito dalla musica non solo i nomi, ma anche l’intenzione: Impressioni, Improvvisazione e Composizioni. Nel primo gruppo, Impressionicome fa capire la parola stessa le opere sono direttamente influenzate dalle impressioni della natura esteriore.

Impressione III
Impressione III

In Improvvisazioni l’opera nasce improvvisamente da sensazioni intime ed inaspettate.

improvissazione 26
Improvvisazione 26

In Composizioni infine, alla costruzione dell’opera partecipa il cosciente e lo studio.

composizione VIII
Composizione VIII

In seguito a queste esperienze Kandinskij non ritornerà mai più all’arte figurativa.

La nuova arte affonda le proprie radici nel linguaggio del colore. Attraverso questo linguaggio Kandinskij spiegherà in maniera approfondita le proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore, ma a differenza delle precedenti teorie sul colore, egli non si interesserà dello spettro, ma solo della risposta dell’anima.

Nella teoria del colore,(1866-1944) Kandinskij stabilì un nesso tra l’opera d’arte e la dimensione spirituale, affermando che l’arte e l’anima si influenzano a vicenda. Per l’artista, i colori producono un effetto particolare sull’anima. Ogni colore è collegata ad una forma e ad una determinata nota musicale.

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La teoria del colore
colori ed emozioni
Colori ed emozioni

Kandinskij ha dato un nuovo volto all’arte e ha fornito a tutte le generazioni future una chiave di lettura rivoluzionaria chiamata mappa musicale del colore.

Un altro maestro dell’astrattismo che non possiamo non prendere in considerazione è Piet Mondrian.

Le opere di Mondrian sono state banalizzate e commercializzate nella pubblicità, nel design, nella moda e persino nell’arte andando a sminuire uno studio trentennale di un genio assoluto.

Mondrian è stato uno dei fondatori del De Stijl, movimento conosciuto anche come Neoplasticismo. Nei suoi primi lavori di sente tutta l’influenza dei grandi maestri dell’impressionismo e post-impressionismo come Vincent van Gogh e Paul Cézanne.

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Bosco vicino a Oele

Con il Neoplasticismo concretizza le sue idee innovative dando a vita a composizioni contenute all’interno di forme rettangolari.

L’artista utilizza principalmente i colori primari  – rosso, blu e giallo – che si alternano ai non colori del nero e del grigio in un rigoroso gioco di piani ortogonali che ritrova poi l’equilibrio in una realtà pura, logica, astratta.

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Forse proprio questo accostamento fra colori primari e forme pure ha reso Mondrian un artista fin troppo astratto per essere a fondo capito ed apprezzato. Nei suoi scritti spiega con chiarezza il suo pensiero: in un mondo caotico, in preda alla distruzione della realtà, l’uomo ricerca un equilibrio formale, il rigore che solo con la purezza della pittura è possibile raggiungere.

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Grande composizione A

“L’aspetto delle forme naturali si modifica mentre la realtà rimane costante.”

Uno studio recente condotto dalla Harvard University conferma la teoria di Mondrian, secondo la quale ogni cellula nervosa nella corteccia visiva primaria del cervello risponde a linee semplici con un orientamento specifico: verticale, orizzontale e obliquo. Questo spiega come mai le opere di Mondrian, anche se ridotte all’essenza, catturano l’attenzione di chi le guarda.

Verso la fine degli anni Quaranta il centro dell’arte si spostò da Parigi a New York.

Qui nasce La scuola di New York. Caduti i miti razionali, ciò che sembra prevalere è il lato oscuro, irrazionale, imprevedibile della natura umana; da qui l’avvicinamento prima al surrealismo e poi a Jung e alle sue teorie sull’inconscio collettivo. Questa nuova concezione di arte prenderà il nome di Espressionismo Astratto il cui intento sarà quello di scavare nel subconscio, trasformare colori e disegno in metafora della natura stessa della condizione umana e la ricerca cubista. A questo punto entrerà in scena Peggy Guggenheim, che inaugura nel ’42 a New York la sua galleria-museo Art of This Century e quasi subito inizia a promuovere gli artisti che rappresentano una sintesi originale delle più importanti tendenze moderniste.

L’Espressionismo Astratto affermava la necessità dell’espressione artistica individuale attraverso l’atto puro del dipingere. Troviamo quindi due approcci fondamentali: quello dei cosiddetti “Action painters”, il cui impegno era maggiormente centrato sul gesto e sul segno e quello dei “Color field painters” concentrati sul rapporto forma-colore.

I maggiori esponenti di questa nuova corrente artistica sono: il russo Mark Rothko e l’americano  Jackson Pollock.

Jackson Pollock cambiò  il modo di fare arte fondando l’action painting: faceva gocciolare il colore sulla tela stesa a terra usando pennelli o bastoncini attraverso cui disegnava nello spazio. Le tele di Pollock sono dinamiche: il suo movimento attorno alla tela porta anche l’occhio dell’osservatore a un continuo movimento. Inoltre, abbandonando la figurazione, Pollock toglieva i vincoli all’inconscio e stimolava il processo creativo.

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Mark Rothko infine, che io reputo ingenuamente e romanticamente il mio maestro,  si concentrò sulla potenza espressiva del colore riducendolo a grandi campi, liberandolo da contesti oggettivi, inibendo l’accesso alle associazioni figurative e rendendo il colore un soggetto in sé.

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Rothko affermava: “Solo spingendo al limite colore, astrazione e riduzione l’artista può creare un’immagine che ci liberi dalle associazioni convenzionali con il colore e la forma e permetta al nostro cervello di plasmare idee, associazioni e relazioni nuove e nuove risposte emotive a esse”.

Ma che cosa è l’arte astratta se non la manifestazione di un mondo incomprensibile?

La vita non è forse una continua lotta di forze contrarie e astratte chiusa nei limiti di un certo equilibrio?

Allora, forse e dico forse, non abbiamo bisogno di capire l’arte astratta, abbiamo bisogno di capire l’uomo.

 

 

 

Forme statiche nello spazio tridimensionale

 

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Lo spazio fisico si ritiene sia tridimensionale e può essere esplorato attraverso la misura e la sperimentazione. E’ un insieme di relazioni spaziali tra gli oggetti del mondo, ma è anche un’astrazione idealizzata tra i soggetti e le loro possibili posizioni, quindi lo spazio non può essere continuo, ma risulta essere frammentato, spezzato, mutevole.

Le forme geometriche piane giacciono su un piano, sono rigide e non possono muoversi all’interno di uno spazio tridimensionale.

Il rapporto che si viene a creare fra queste due dimensioni è di contrasto e infatti si trovano su due piani ben distinti. Le forme vengono assimilate nello spazio libero e multiforme, ma nonostante ciò queste continuano ad esistere nella loro purezza lineare e formale che si esprime anche attraverso i colori prevalentemente primari. Una purezza intrinseca all’interno di ogni oggetto presente nel mondo, ma che prende le distante dalla realtà oggettiva superflua in continuo movimento.