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Madrid: quando le speranze superano le paure

Alcuni non temono i nuovi inizi, alcuni bramano aspettando un cambiamento, altri come me semplicemente sognano.

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Eccomi qua a Madrid, a vivere una vita che sento solo mia. Immersa nella frenesia madrileña, tra una risata e una sangria, capisco che la felicità era ad un passo da me.

Da piccoli ci dicono che possiamo diventare qualsiasi cosa, che possiamo andare ovunque vogliamo, che possiamo scegliere una vita e poi un’altra, ma nessuno ci dice quanto sia difficile farlo e che la libertà ha un prezzo.

Avevo paura. Questo è certo.

Sapevo quello che mi aspettava e la mia unica certezza era anche la mia unica consolazione; la paura precede le cose belle, la paura ci fa crescere, ci fa guardare verso nuovi orizzonti, ci fa essere più solidali, meno egocentrici, più comprensivi e in quel momento di tranquillità sterile avrei preferito mille volte avere paura piuttosto che non averne affatto.

I sorrisi, le prime conoscenze, le prime intese.

Le prime amicizie e le prime lacrime.

I primi saluti.

Sono passati poco più di tre mesi eppure tante cose sono cambiate.

Madrid la capitale, la città delle mille opportunità. Rumorosa, trafficata, caotica, calda, calda da morire, festaiola ma profondamente produttiva.  La città che incarna la gioia e i dolori degli spagnoli, la città che non conosce mezzi termini. Cuore palpitante di una nazione emancipata, o forse solo in parte. Vecchia e moderna, iper cattolica e profondamente liberale.

Nonostante la paura iniziale mi sono lasciata trascinare e ho imparato a piccoli passi a farmi strada nell’ignoto. Oggi, la città mi sembra addirittura una vecchia conoscenza e ogni nuovo angolo che conosco mi regala la stessa gioia di un’amica che racconta nuovi segreti.

Perché è vero che ne avevo abbastanza, ma la verità è che non si può essere immuni al mondo; qualcosa arriva sempre. Qualcosa arriva e ci stupisce ancora, soprattutto quando sei convinto di poter vivere senza scossoni, soltanto accompagnando il tempo che scorre con qualche sorriso di cortesia e qualche bicchiere di vino scadente.

La verità è che la vita stupisce sempre.

Arteterapia – L’espressione artistica diventa una cura

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

Il concetto di arteterapia è relativamente nuovo. Le sue origini possono essere rintracciate nel rapporto tra cultura, arte, e sviluppo sociale.

Da sempre l’arte è considerata una forma di comunicazione importante, che riesce ad arrivare là dove le parole non ci riescono  Proprio per questa sua peculiarità l’arte è stata spesso oggetto di interesse per molti studiosi nel campo della psicologia.

L’uomo ha sempre sentito la necessità di rendere il proprio mondo interiore manifesto. Ogni individuo esprime se stesso attraverso i concetti, le parole e i ragionamenti, ma alcuni individui, che dimostrano di avere difficoltà relazionali, esprimono se stessi attraverso il movimento, i suoni, le forme, i colori.

Molti studiosi hanno affermato che tra arti e società esiste un legame indissolubile: la salute di una società si riflette nella sua attività artistica, e viceversa.

Lo stesso Freud si interessò all’arte. Egli definisce l’artista come “uomo che si distacca dalla realtà poiché non riesce ad adattarsi alla rinuncia al soddisfacimento pulsionale che la realtà inizialmente esige, e lascia che i suoi desideri di amore e di gloria si realizzino nella vita della fantasia”. L’artista “trasforma le sue fantasie in una creazione artistica invece che in sintomi”. Per cui, il prodotto artistico per Freud si rivela specchio del mondo interno del soggetto, delle sue strutture e dei suoi processi psichici, e la creazione artistica diventa materiale di interpretazione per l’analista.

L’arteterapia come disciplina attinge da una varietà di approcci teorici, approcci che mirano a contattare e riconciliare i conflitti emotivi, a promuovere l’autoconsapevolezza e l’accettazione di sè.

Ora però veniamo al dunque e cerchiamo di capire quando fare arte diventa momento di cura e di terapia.

È stato dimostrato che quando una persona è immersa in un’attività creativa riceve una serie di stimoli a livello fisico, intellettuale ed emozionale che portano a mutamenti organici e psicologici che favoriscono i processi di guarigione.

Fare arte riprende le modalità di conoscenza e azione sul mondo tipiche del bambino. Vi è infatti, come nel gioco infantile, una totale presenza e coinvolgimento verso ciò che si sta vivendo, questo permette un’apertura al mondo esterno e relazionale. L’ansia, che invece di solito presenta l’adulto nel momento in cui deve ricercare soluzioni o prendere decisioni, lo porta spesso a rinchiudersi in automatismi e comportamenti fissi e ripetitivi, sicuramente più comodi e rassicuranti ma anche, appunto, fissi, stabili, non in evoluzione. Attraverso l’arteterapia si cerca di fare proprio questo; smuovere l’adulto dalla propria zona comfert e accompagnarlo all’apertura quasi indiretta verso la società e il mondo esterno.

Sin dalla sua nascita l’arteterapia si è subito sviluppata principalmente come strumento di sostegno nelle cure psichiatriche di persone con gravi disturbi psichici, come ad esempio gli psicotici e gli autistici. Fu presto chiaro a medici e psicologi che queste persone riuscivano ad esprimersi meglio con il corpo o con i gesti, modellando la creta, ballando, o raffigurando nei disegni le proprie angosce, piuttosto che attraverso le parole, per cui il ricorso all’espressione artistica poteva aiutarle a superare le gravi difficoltà di comunicazione, tipiche delle persone affette da questi disturbi. Tali risultati portarono ad estendere l’uso di queste tecniche anche a pazienti con disturbi “meno gravi”, come ad esempio disturbi dell’umore e disturbi d’ansia, nei quali si riscontra grazie all’uso dell’arteterapia un aumento dell’autostima, un consolidamento dell’Io e un miglioramento delle capacità di socializzazione.

Tra le forme d’arte principalmente utilizzate in arte terapia si possono menzionare tutte le arti grafiche, dal disegno alla scrittura; la danza; la musica; il teatro e la cinematografia.

Cercherò di entrare in merito solo alla pittura e alla musica, per quanto riguarda invece  la cinematografia tratterò questo argomento forse in un articolo successivo.

PITTURA E DISEGNO.

Il disegno e la pittura vengono utilizzate in arteterapia per acquisire o potenziare la capacità di contattare le emozioni e rappresentarle in una dimensione fantastica attraverso la forma e il colore.

Il disegno assume in arteterapia tre significati: un significato ludico – per creare-  un significato narrativo – per raccontare di sé – e un significato conoscitivo – per porsi e rispondere a delle domande. Ma soprattutto il disegno ha un valore proiettivo. Il disegno infatti permette di esprimere i propri conflitti e le proprie ansie che, assumendo concretezza e divenendo finalmente qualcosa di esterno a sé, trovano finalmente il distacco necessario per poter essere affrontate in maniera meno ansiogena.

Per quanto riguarda la pittura possono essere utilizzate tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche, come ad esempio i pennarelli, le tempere, gli acquarelli, i colori a dita, il collage ecc. Va tenuto presente che anche la scelta di un certo strumento ha un valore simbolico. Mentre, i pennarelli, facili da usare e con un tratto nitido e definito, danno sicurezza, le tempere e, ancora di più, i colori a dita sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore, e infatti di solito non vengono usati da persone con tratti ossessivo-compulsivo. O ancora il collage, che richiede un minor impegno creativo perché si tratta solo di assemblare, viene di solito scelto da persone che si sentono in qualche modo minacciati da un’attività creativa troppo libera. La scelta, invece, di usare più strumenti insieme, è indice di grande flessibilità ed è molto utile nello sviluppo del pensiero laterale, che esula dagli schemi classici. Anche il modo in cui i soggetti si avvicinano ed effettuano la scelta ci dice molto di loro.

MUSICA

Per quanto riguarda l’uso della musica in terapia si parla principalmente di musicoterapia. La musica rappresenta uno strumento molto potente soprattutto per la sua valenza evocativa e regressiva. Fare o ascoltare musica, infatti, attiva le zone ipotalamiche del cervello legate ai più antichi meccanismi di sopravvivenza, mentre il ritmo riporta al contatto con il ritmo cardiaco materno in fase intrauterina. La musica introduce la persona in un’atmosfera psicologica dove la relazione con gli aspetti coscienti di sé si indebolisce permettendo di entrare in contatto con le parti più profonde della psiche. Inoltre, la musica facilità il rilassamento sia fisico che mentale e migliora tutta una serie di funzioni fisiologiche, come la respirazione, il battito cardiaco e la pressione sanguigna. Anche la musica può essere usata in terapia sia in forma attiva, cioè producendo musica con diversi strumenti – di solito le percussioni, che passiva, cioè lasciandosi cullare dalle note di brani musicali scelti dal terapeuta a seconda delle finalità terapeutiche. Lo scopo, in generale, è quello di aiutare il soggetto ad esplorare i vissuti emotivi derivati dal contatto con la musica e rielaborare le immagini e i ricordi suscitati.

Siamo abituati a vivere in una società dove l’espressione più intima delle debolezze, delle psicosi, delle paure, delle fobie, delle ossessioni, dei traumi è vista con repulsione e rifiuto. Una società che vede solo l’involucro – e questo involucro quanto ci costa e quanto ci fa penare – e tende a nascondere il contenuto, il contenuto stesso diventa motivo di vergogna. Una società che ha trasformato l’individuo in una “macchina disturbata” nel privato, ma socialmente perfetta.

A questo punto l’arte nella società, malata e infetta, diventa una cura. Cura contro l’ipocrisia, contro il perbenismo, contro il “giusto e bello”, contro la perfezione estetica e morale.

L’arte guarisce e consola quando la società non è in grado di farlo.

 

ARTE ASTRATTA – Quando l’atto creativo supera la qualità formale

“Un quadro non è l’immagine di un’esperienza. E’ un’esperienza”.

E’ innegabile che l’arte astratta abbia una forte influenza sulla psiche umana, sia questa comprensibile o meno.

Il premio Nobel per la medicina Eric Kandel, ha spiegato come l’arte astratta e la neuroscienza siano alleate per aiutare a comprendere come l’uomo riesce a percepire e interpretare il mondo.

L’arte astratta adotta un approccio riduzionista: invece di raffigurare l’oggetto nella sua interezza prende in considerazione solo alcune componenti. L’artista elimina quindi la raffigurazione reale con l’intento di liberare le linee, i colori e le forme. Gli scienziati hanno lo stesso tipo di approccio quando scompongono l’esperienza percettiva nei suoi elementi essenziali.

La scienza ci ha aiutato a comprendere come l’osservatore interpreta ciò che vede sulla tela in modo del tutto personale, questo contribuisce a “creare” l’opera d’arte in sé sulla base delle esperienze e dei conflitti personali. Il cervello prende quindi l’opera all’apparenza incomprensibile e le da un senso. Questo processo avviene attraverso due modalità: “bottom up” e “top down”. Due modalità che aiutano ad elaborare l’immagine.

Con il processo “bottom up” il cervello prende in considerazione la realtà andando ad analizzare le informazioni presenti nell’opera che già conosce: le linee, i colori, l’immagine bidimensionale ecc. Possiamo dire quindi che questo tipo di analisi sia puramente esterna e si basi sull’esperienza visiva. Con il processo “top down” invece il cervello cerca di capire e dare un senso più profondo all’opera.

Si può dedurre perciò che ci siano tre diversi tipi di comprensione dell’opera d’arte astratta: di basso livello, dove l’analisi si ferma solamente all’apparenza, di livello intermedio dove si prende in considerazione sia la forma esterna che lo spazio e la storia dell’oggetto e infine abbiamo la comprensione di alto livello dove troviamo l’integrazione fra le informazioni esterne e storiche con le esperienze e i ricordi personali. Solo attraverso questo tipo di comprensione si può analizzare e comprendere pienamente l’opera d’arte astratta.

Sulla base di quanto detto, ma in base anche alla mia esperienza e conoscenza personale posso affermare che il primo artista della storia ad aver adottato l’approccio riduzionista sia stato William Turner. Con la sua arte ha messo in discussione il concetto stesso di forma, di spazio e di tempo. Attraverso l’utilizzo libero del colore ha dato forma alle emozioni allontanandosi dall’arte che fino a quel momento era stata solo figurativa.

 

Nel primo decennio del ‘900 nasce una delle correnti artistiche che cambierà per sempre l’arte: l’ASTRATTISMO.

Il padre dell’astrattismo, Vasilij Kandinskij, influenzato dalla musica di Arnold Schönberg, assolutamente innovativa  –  aveva introdotto la variazione di timbro e tono senza una nota centrale – dà vita a qualcosa di mai visto prima.

E’ importante però spiegare la storia e l’evoluzione per capire pienamente anche la sua arte e aggiungo che una volta capita e assimilata la visione di Kandinskij sarà molto più facile parlare di astrattismo, arte moderna e arte contemporanea.

Le opere di Kandinskij possono essere suddivise in tre grandi gruppi e prendono in prestito dalla musica non solo i nomi, ma anche l’intenzione: Impressioni, Improvvisazione e Composizioni. Nel primo gruppo, Impressionicome fa capire la parola stessa le opere sono direttamente influenzate dalle impressioni della natura esteriore.

Impressione III
Impressione III

In Improvvisazioni l’opera nasce improvvisamente da sensazioni intime ed inaspettate.

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Improvvisazione 26

In Composizioni infine, alla costruzione dell’opera partecipa il cosciente e lo studio.

composizione VIII
Composizione VIII

In seguito a queste esperienze Kandinskij non ritornerà mai più all’arte figurativa.

La nuova arte affonda le proprie radici nel linguaggio del colore. Attraverso questo linguaggio Kandinskij spiegherà in maniera approfondita le proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore, ma a differenza delle precedenti teorie sul colore, egli non si interesserà dello spettro, ma solo della risposta dell’anima.

Nella teoria del colore,(1866-1944) Kandinskij stabilì un nesso tra l’opera d’arte e la dimensione spirituale, affermando che l’arte e l’anima si influenzano a vicenda. Per l’artista, i colori producono un effetto particolare sull’anima. Ogni colore è collegata ad una forma e ad una determinata nota musicale.

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La teoria del colore
colori ed emozioni
Colori ed emozioni

Kandinskij ha dato un nuovo volto all’arte e ha fornito a tutte le generazioni future una chiave di lettura rivoluzionaria chiamata mappa musicale del colore.

Un altro maestro dell’astrattismo che non possiamo non prendere in considerazione è Piet Mondrian.

Le opere di Mondrian sono state banalizzate e commercializzate nella pubblicità, nel design, nella moda e persino nell’arte andando a sminuire uno studio trentennale di un genio assoluto.

Mondrian è stato uno dei fondatori del De Stijl, movimento conosciuto anche come Neoplasticismo. Nei suoi primi lavori di sente tutta l’influenza dei grandi maestri dell’impressionismo e post-impressionismo come Vincent van Gogh e Paul Cézanne.

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Bosco vicino a Oele

Con il Neoplasticismo concretizza le sue idee innovative dando a vita a composizioni contenute all’interno di forme rettangolari.

L’artista utilizza principalmente i colori primari  – rosso, blu e giallo – che si alternano ai non colori del nero e del grigio in un rigoroso gioco di piani ortogonali che ritrova poi l’equilibrio in una realtà pura, logica, astratta.

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Forse proprio questo accostamento fra colori primari e forme pure ha reso Mondrian un artista fin troppo astratto per essere a fondo capito ed apprezzato. Nei suoi scritti spiega con chiarezza il suo pensiero: in un mondo caotico, in preda alla distruzione della realtà, l’uomo ricerca un equilibrio formale, il rigore che solo con la purezza della pittura è possibile raggiungere.

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Grande composizione A

“L’aspetto delle forme naturali si modifica mentre la realtà rimane costante.”

Uno studio recente condotto dalla Harvard University conferma la teoria di Mondrian, secondo la quale ogni cellula nervosa nella corteccia visiva primaria del cervello risponde a linee semplici con un orientamento specifico: verticale, orizzontale e obliquo. Questo spiega come mai le opere di Mondrian, anche se ridotte all’essenza, catturano l’attenzione di chi le guarda.

Verso la fine degli anni Quaranta il centro dell’arte si spostò da Parigi a New York.

Qui nasce La scuola di New York. Caduti i miti razionali, ciò che sembra prevalere è il lato oscuro, irrazionale, imprevedibile della natura umana; da qui l’avvicinamento prima al surrealismo e poi a Jung e alle sue teorie sull’inconscio collettivo. Questa nuova concezione di arte prenderà il nome di Espressionismo Astratto il cui intento sarà quello di scavare nel subconscio, trasformare colori e disegno in metafora della natura stessa della condizione umana e la ricerca cubista. A questo punto entrerà in scena Peggy Guggenheim, che inaugura nel ’42 a New York la sua galleria-museo Art of This Century e quasi subito inizia a promuovere gli artisti che rappresentano una sintesi originale delle più importanti tendenze moderniste.

L’Espressionismo Astratto affermava la necessità dell’espressione artistica individuale attraverso l’atto puro del dipingere. Troviamo quindi due approcci fondamentali: quello dei cosiddetti “Action painters”, il cui impegno era maggiormente centrato sul gesto e sul segno e quello dei “Color field painters” concentrati sul rapporto forma-colore.

I maggiori esponenti di questa nuova corrente artistica sono: il russo Mark Rothko e l’americano  Jackson Pollock.

Jackson Pollock cambiò  il modo di fare arte fondando l’action painting: faceva gocciolare il colore sulla tela stesa a terra usando pennelli o bastoncini attraverso cui disegnava nello spazio. Le tele di Pollock sono dinamiche: il suo movimento attorno alla tela porta anche l’occhio dell’osservatore a un continuo movimento. Inoltre, abbandonando la figurazione, Pollock toglieva i vincoli all’inconscio e stimolava il processo creativo.

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Mark Rothko infine, che io reputo ingenuamente e romanticamente il mio maestro,  si concentrò sulla potenza espressiva del colore riducendolo a grandi campi, liberandolo da contesti oggettivi, inibendo l’accesso alle associazioni figurative e rendendo il colore un soggetto in sé.

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Rothko affermava: “Solo spingendo al limite colore, astrazione e riduzione l’artista può creare un’immagine che ci liberi dalle associazioni convenzionali con il colore e la forma e permetta al nostro cervello di plasmare idee, associazioni e relazioni nuove e nuove risposte emotive a esse”.

Ma che cosa è l’arte astratta se non la manifestazione di un mondo incomprensibile?

La vita non è forse una continua lotta di forze contrarie e astratte chiusa nei limiti di un certo equilibrio?

Allora, forse e dico forse, non abbiamo bisogno di capire l’arte astratta, abbiamo bisogno di capire l’uomo.

 

 

 

Forme statiche nello spazio tridimensionale

 

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Lo spazio fisico si ritiene sia tridimensionale e può essere esplorato attraverso la misura e la sperimentazione. E’ un insieme di relazioni spaziali tra gli oggetti del mondo, ma è anche un’astrazione idealizzata tra i soggetti e le loro possibili posizioni, quindi lo spazio non può essere continuo, ma risulta essere frammentato, spezzato, mutevole.

Le forme geometriche piane giacciono su un piano, sono rigide e non possono muoversi all’interno di uno spazio tridimensionale.

Il rapporto che si viene a creare fra queste due dimensioni è di contrasto e infatti si trovano su due piani ben distinti. Le forme vengono assimilate nello spazio libero e multiforme, ma nonostante ciò queste continuano ad esistere nella loro purezza lineare e formale che si esprime anche attraverso i colori prevalentemente primari. Una purezza intrinseca all’interno di ogni oggetto presente nel mondo, ma che prende le distante dalla realtà oggettiva superflua in continuo movimento.

LE DONNE NELL’ARTE – Progresso e regresso dalla preistoria ad oggi

Le donne artiste presenti nelle collezioni museali oggi, sono meno del 5% – relativamente al totale degli autori – sebbene nelle sezioni di arte moderna abbiamo più dell’85% di nudi femminili. Deduco, in base a questi dati, che un’artista donna per avere la possibilità di esporre in un museo, oltre all’immancabile talento, dovrebbe munirsi di una coraggiosa e spregiudicata nudità.

Partiamo con ordine dal principio. Nell’arte paleolitica le statue della dea madre associano per la prima volta la donna alla sola idea di maternità, di natura, di bellezza e prosperità.

Statua della dea madre

Quello che spesso non ci viene detto è che le donne partecipavano attivamente alla caccia, alla costruzione di utensili e all’agricoltura, ma sopratutto sono state le prime artiste della storia. Avete capito bene. L’archeologo Dean Snow e il biologo John Manning hanno isolato un campione di 32 calchi tratti dalle più conosciute pitture rupestri, presenti tra il Nord della Spagna e il Sud della Francia, risalenti a circa 12 mila anni fa e hanno stabilito che 24 delle 32 impronte appartenevano a donne, ovvero il 75%. La società primitiva senza alcun dubbio era matriarcale e solo successivamente si è sviluppata la supremazia maschile. A questo punto l’immagine della donna penso che debba essere rivalutata nel complesso sin dall’inizio dei tempi, ma procederò comunque con la storia dell’arte per cancellare ogni dubbio.

La storia e lo sviluppo della civiltà e della donna ci fa arrivare direttamente all’Antico Regno in Egitto – 2686/2181 a.C. – simbolo per eccellenza nel mondo della grandezza architettonica, artistica, culturale e religiosa, ma sopratutto esempio di società dove regnava la parità di genere.

Le donne ricoprivano importanti cariche giuridiche, religiose e civili. Erano proprietarie terriere e amministravano i loro averi in totale autonomia. Quando si sposavano continuavano a disporre delle loro ricchezze e in caso di divorzio non perdevano niente di quello che avevano avuto in precedenza. Davanti alla legge non c’era nessuna disuguaglianza e potevano partecipare agli affari pubblici senza l’ausilio di nessun tutore. Venivano punite con la stessa severità applicata agli uomini; nessuno sconto e nessuna pietà.

Un altro particolare da prendere in considerazione della vita delle donne egizie era la libertà sessuale di cui godevano. Numerose rappresentazione ci mostrano come il sesso fosse vissuto con estrema passione e audacia, sicuramente un elemento che le loro attuali discendenti dovrebbero considerare con maggiore attenzione. L’attività sessuale veniva praticata per puro piacere e gli uomini facevano uso di preservativi ricavati da intestini animali oliati e profumati.

Insomma, la modernità degli egizi è innegabile da tutti i punti di vista.

La posizione sociale della donna in Egitto era molto invidiata dalla maggior parte delle sue contemporanee di altre civiltà, come per esempio quella Greca, dove le donne venivano messe sullo stesso piano giuridico degli stranieri e degli schiavi.

Possiamo notare come la donna sia rappresentata fianco a fianco all’uomo in attività come il raccolto e come in alcuni casi sia rappresentata in ruoli religiosi e giuridici di spicco.

Non parlerò delle donne nell’antica Grecia, ma lascerò qui solo una frase contenuta all’interno del Timeo di Platone che spiega con chiarezza il pensiero dei greci e poi successivamente dei romani.

…nelle femmine, ciò che si chiama matrice o utero è, in esse, come un essere vivente posseduto dal desiderio di fare figli”.

Farò un salto temporale e parlerò di come la figura della donna sia stata mortificata e umiliata con l’avvento della religione cristiana e di come questo abbia condizionato la visione della donna per tutti i secoli a venire.

Eva di Lucas Cranach

Nell‘età medievale e rinascimentale il corpo della donna è diventato il tempio del peccato capitale. In quest’epoca la donna rappresentava la lussuria, colei che aveva offerto il frutto proibito ad Adamo e di conseguenza il suo corpo è diventato l’oggetto in carne e ossa di tutti i mali del mondo e della perdizione dell’uomo.

Il Signore chiede ad Adamo: “Chi ti ha fatto conoscere che eri nudo? Non hai forse mangiato dell’albero che ti avevo proibito di mangiare?”. E Adamo risponde: “È stata la donna che mi hai dato per compagna che mi ha presentato del frutto dell’albero ed io ne ho mangiato“. Genesi, 3, 11-12

Masaccio e Masolino, se pur in maniera diversa, ci ricordano con estrema chiarezza il pensiero dell’uomo cristiano rinascimentale. L’uomo ha perduto il suo posto in paradiso per la presunzione e la curiosità della donna e la sua unica speranza di redenzione è la sottomissione e il pentimento. Masolino, rappresenta la testa del serpente con le sembianze umane, molti pensano che sia una donna e vediamo Eva intenta ad abbracciare l’albero della conoscenza. Masaccio, con una tecnica di rappresentazione più innovativa e sperimentale ci mostra La cacciata dei progenitori dal paradiso, gesto che condannerà l’uomo ma sopratutto la donna alla vergogna eterna.

Masaccio e Masolino

Passiamo poi a Botticelli e Giorgione, dove risulta chiaro come la figura della donna non sia più legata solo al peccato ma viene associata anche alla seduzione passiva.

Artisti come Raffaello, Michelangelo, Bernini, ecc, hanno continuato a rappresentare la donna associando sempre la sua figura alla religione cristiana e alla mitologia, ma si può già notare un tentativo di restituirle l’integrità morale all’interno della società.

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Dal Seicento in poi nelle rappresentazioni religiose verranno introdotte personaggi della vita reale e Caravaggio sarà uno dei massimi esponenti di questa iniziativa. La morte della Vergine è l’opera per eccellenza di questo nuovo pensiero; criticata e ammirata. Vede come protagonista una prostituta incinta morta annegata. Con questo gesto Caravaggio affronta tutta la presunzione ecclesiastica e sociale dell’Italia cattolica.

Dalla fine dell’Ottocento ci sarà la riscoperta del corpo femminile, della bellezza non più ideale e legata a figure religiose cristiane ma autentica, reale, forte. Questa figura emerge con coraggio dai dipinti di Manet, precursore dell’impressionismo. La donna prende in mano la sua vita e gli uomini ne sono inesorabilmente attratti e affascinati.

Gli impressionisti, spronati dal coraggio del loro maestro, si fanno avanti con visioni innovative e audaci. Renoir, Degas, Monet ecc. introducono nel mondo dell’arte una donna nuova, sicura e provocante. I secoli della vergogna e del disprezzo sembrano ormai lontani. 

Il post-impressionismo i cui massimi esponenti sono Paul Gauguine, Paul Cèzanne – considerato il precursore del Cubismo – ci mostrano una donna in perfetta armonia con il suo corpo e con la natura. 

Ora, vorrei soffermarmi sulla figura di un artista, Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa. Lautrec non appartiene a nessuna corrente artistica, si è dissociato sia dall’Impressionismo che dal Realismo e ha dato vita ad una tecnica assolutamente personale. L’artista, nato da una famiglia aristocratica, ha condotto un’esistenza tormentosa e scapestrata, consumata non negli eleganti salotti borghesi, ma nel quartiere popolare di Montmartre, insieme alle prostitute, alle ballerine, a tutte quelle donne che venivano criticate dalla società perbenista francese. Lautrec, per via del suo aspetto, lontano da prototipo dell’uomo ideale e per via della sua salute precaria sin dalla nascita, era stato criticato, deriso, escluso e finalmente da quelle donne che tutti criticavano era amato. L’artista adorava le donne di cui si circondava, le rispettava e le onorava con la sua arte.

Sia nell’arte che nella vita privata Toulouse-Lautrec non condivideva ideologie e modi di vita borghesi e manifestava perciò ad un’estrema libertà individuale il rifiuto di qualsiasi norma e convenzione.

Finita la ricca età dell’Impressionismo e del Realismo si fa largo nella società una nuova corrente artistica: l’Espressionismo. La prima avanguardia e sicuramente una delle più influenti. Nasce nel 1905 contemporaneamente in due paesi, Francia e Germania, rispettivamente con i gruppi Fauves (“Le Belve”) e Die Brucke (“Il Ponte”).I due movimenti hanno caratteristiche simili, ma gli intenti sono diversi: i Fauves, con le loro campiture piatte e i colori sgargianti volevano contrastare l’eccessivo decorativismo dell’Art Nouveau. Il massimo esponente è Henri Matisse e attraverso la sua arte primitiva vediamo una donna primitiva e felice che invita alla pace.

La Danza - Matisse

I componenti di Die Brucke invece, intensificavano il carattere violento della pittura riscontrabile nei colori forti utilizzati, andando contro l’Impressionismo e le sensazioni che un paesaggio poteva far scaturire nell’animo dell’artista. Il massimo esponente è Eduard Munch che manifesta con la sua arte l’imbarazzo e il disagio nei confronti delle donne. Le condanna e le rappresenta come peccatrici e seduttrici maligne.

Infine, vorrei aprire una parentesi non su una corrente artistica in particolare ma su due artisti, due uomini, due avversari. Pablo Picasso e Amedeo Modigliani. Chi più di loro e meglio di loro ha saputo cogliere gli aspetti più intimi del corpo e dell’anima di una donna? Il mio cuore è da sempre fedele ad uno dei due, ma cercherò comunque di essere imparziale.

Modigliani, il giovane elegante venuto dall’Italia si atteggiava con aristocratica superiorità e superbia nei confronti di Pablo Picasso, dettate forse dall’invidia e dalla gelosia.

Picasso non amava l’esuberanza di Modigliani e la sua forte dipendenza dall’alcol e dalla droga.

La figura di Picasso viene spesso associata a quella di donne bellissime, estremamente attraenti e spregiudicate, quello che non viene raccontato però è la sua ossessione malata per loro. Le adorava le donne, le condizionava, le tradiva, le costringeva a confrontarsi una con l’altra, le disprezzava, le distruggeva, le disegnava, le dipingeva, ma non le amava, non le rispettava. Picasso, che di certo bello non era, usava il suo nome e la sua fama per portare quante più donne possibili nel suo letto per poi liberarsene con la stessa delicatezza di un volgare scaricatore di porto. Sono fermamente convinta che l’indole e l’animo di un artista sia in grado di trasparire dalle due opere.

Amedeo Modigliani sviluppa uno stile unico, l’originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico del cubismo ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido e istintivo con un ritorno al primitivismo ma anche al rigore del passato. Il rapporto con le donne è stato sicuramente intenso e passionale.

Modigliani ha fatto molti ritratti ma la svolta è avvenuta quando ha incontrato la compagna della sua vita da cui ha avuto due figlie e che in seguito alla morte dell’artista ha deciso di suicidarsi in preda alla disperazione e al dolore. 

Modigliani a differenza di Picasso è morto in totale povertà, mentre oggi un suo dipinto è stato valutato e venduto per 157 milioni di dollari. La sua arte ruota intorno alla figura femminile che ha sempre rappresentato con totale rispetto. La mancanza degli occhi in molti ritratti ha suscitato scalpore tra i suoi contemporanei. Modigliani ha spiegato questo dettaglio con una semplice frase:

 “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.” 

La sua arte è fatta di sentimenti personali e con i suoi nudi va oltre la semplice bellezza erotica e affronta tutta la dolorosa fragilità della donna.

Nel corso del ‘900 le donne hanno rivoluzionato la loro immagine, si sono emancipate e hanno iniziato a pretendere la loro autonomia in tutti i settori. Uno dei massimi esempi di donna coraggiosa, rivoluzionaria ma allo stesso tempo fragile e ferita dalla vita e dall’amore lo troviamo nella figura di Frida Kahlo.

Frida Kahlo, pittrice messicana, era una donna con disabilità che fin dagli esordi ha affrontato la sua difficile condizione opponendosi alla sorte avversa, riuscendo a trasformare l’immobilità in opportunità artistica e successivamente a trasformare la sofferenza in arte. Frida disegna l’intensità e la debolezza del genere umano, ma sopratutto la sua debolezza dovuta ai numerosi aborti e tradimenti del marito Diego Rivera. Il suo corpo di donna ferita è stato centrale nella sua arte e nella sua esistenza.

Oggi, le donne che decidono di intraprendere la carriera artistica non solo possono ambire all’agognata parità, ma possono eliminare il concetto stesso di disuguaglianza di genere e in questo processo il più grande nemico non è più l’uomo, ancorato alla figura della donna passata, ma mi duole dirlo, sono le donne stesse.

Il ruolo che è stato cucito erroneamente addosso alla donna fin dalla preistoria è MORTO. Questo è il futuro che le donne del passato hanno sempre immaginato.

Le donne sono finalmente LIBERE nel loro presente. Sono libere da qualsiasi imposizione. Possono ambire a diventare quello che vogliono, amare chi vogliono e come vogliono, possono dire “sì” quando ne hanno voglia, ma sopratutto possono dire “NO” e lo possono fare a testa alta.

Numerose artiste contemporanee attraverso la loro arte hanno rivoluzionato inesorabilmente la storia e l’immagine della donna. Tra le artiste più conosciute e controverse a livello mondiale abbiamo: Marina Abramovich e Yayoi Kusama. 

Marina Abramovich, si è autodefinita come la «nonna della performance art»: il suo lavoro è esplorare le relazioni tra l’artista e il pubblico. Performance di body art estreme, autolesioniste e crude, attraverso le quali l’artista cerca di provare a superare i propri limiti corporali e mentali, arrivando anni dopo alla conclusione che mentre il corpo ha limiti, la mente no, perché con il pensiero si è sempre al di là del tempo e dello spazio.

Yayoi Kusama è una artista giapponese, attiva a New York negli anni 70. Sbarcata nella Grande Mela nei primi anni 50, riuscì in poco tempo a conquistare il popolo americano con la sua arte, diventando una delle donne più apprezzate a livello mondiale. Oggi, ha 87 anni e continua a creare opere artistiche nel suo studio di Tokyo. Fin dall’infanzia soffre di disturbi della personalità, ha allucinazioni visive e uditive, ansie ossessive e si ritrova spesso a parlare con piante e animali. Consapevole del suo disturbo, vive con orrore questa realtà. Yayoi lotta contro le sue inquietudini da sola.  L’unico modo per reagire era rappresentare con disegni ciò che vedeva, trasportando la sua fantasia su carta. Donna poliedrica e un’artista, che nonostante i suoi disturbi è riuscita a mischiare illusione e realtà, convogliando pensieri, valori e principi nella sua arte, diffondendola in tutto il mondo.

Nonostante i progressi compiuti dalle donne nel mondo dell’arte, la donna nella società odierna deve fare ancora molta strada per essere considerata pienamente alla pari dell’uomo.

Vorrei ricordare, a tutte le ragazze che hanno all’incirca la mia età, che questo è il nostro presente e le regole che ci sono state imposte non solo non le dobbiamo più seguire, ma le dobbiamo riscrivere. Non dobbiamo più appoggiare le false credenze. Ci dobbiamo ribellare agli stereotipi, alle usanze e alle tradizioni insensate. Dobbiamo lottare per quello che ci spetta, per quello che è nostro e lo dobbiamo fare tutti i giorni, per noi stesse, ma sopratutto per tutte quelle donne che ancora non lo possono fare.

L’arte ci insegna che il cambiamento non solo è possibile ma è assolutamente necessario.