“Un quadro non è l’immagine di un’esperienza. E’ un’esperienza”.
E’ innegabile che l’arte astratta abbia una forte influenza sulla psiche umana, sia questa comprensibile o meno.
Il premio Nobel per la medicina Eric Kandel, ha spiegato come l’arte astratta e la neuroscienza siano alleate per aiutare a comprendere come l’uomo riesce a percepire e interpretare il mondo.
L’arte astratta adotta un approccio riduzionista: invece di raffigurare l’oggetto nella sua interezza prende in considerazione solo alcune componenti. L’artista elimina quindi la raffigurazione reale con l’intento di liberare le linee, i colori e le forme. Gli scienziati hanno lo stesso tipo di approccio quando scompongono l’esperienza percettiva nei suoi elementi essenziali.
La scienza ci ha aiutato a comprendere come l’osservatore interpreta ciò che vede sulla tela in modo del tutto personale, questo contribuisce a “creare” l’opera d’arte in sé sulla base delle esperienze e dei conflitti personali. Il cervello prende quindi l’opera all’apparenza incomprensibile e le da un senso. Questo processo avviene attraverso due modalità: “bottom up” e “top down”. Due modalità che aiutano ad elaborare l’immagine.
Con il processo “bottom up” il cervello prende in considerazione la realtà andando ad analizzare le informazioni presenti nell’opera che già conosce: le linee, i colori, l’immagine bidimensionale ecc. Possiamo dire quindi che questo tipo di analisi sia puramente esterna e si basi sull’esperienza visiva. Con il processo “top down” invece il cervello cerca di capire e dare un senso più profondo all’opera.
Si può dedurre perciò che ci siano tre diversi tipi di comprensione dell’opera d’arte astratta: di basso livello, dove l’analisi si ferma solamente all’apparenza, di livello intermedio dove si prende in considerazione sia la forma esterna che lo spazio e la storia dell’oggetto e infine abbiamo la comprensione di alto livello dove troviamo l’integrazione fra le informazioni esterne e storiche con le esperienze e i ricordi personali. Solo attraverso questo tipo di comprensione si può analizzare e comprendere pienamente l’opera d’arte astratta.
Sulla base di quanto detto, ma in base anche alla mia esperienza e conoscenza personale posso affermare che il primo artista della storia ad aver adottato l’approccio riduzionista sia stato William Turner. Con la sua arte ha messo in discussione il concetto stesso di forma, di spazio e di tempo. Attraverso l’utilizzo libero del colore ha dato forma alle emozioni allontanandosi dall’arte che fino a quel momento era stata solo figurativa.
Nel primo decennio del ‘900 nasce una delle correnti artistiche che cambierà per sempre l’arte: l’ASTRATTISMO.
Il padre dell’astrattismo, Vasilij Kandinskij, influenzato dalla musica di Arnold Schönberg, assolutamente innovativa – aveva introdotto la variazione di timbro e tono senza una nota centrale – dà vita a qualcosa di mai visto prima.
E’ importante però spiegare la storia e l’evoluzione per capire pienamente anche la sua arte e aggiungo che una volta capita e assimilata la visione di Kandinskij sarà molto più facile parlare di astrattismo, arte moderna e arte contemporanea.
Le opere di Kandinskij possono essere suddivise in tre grandi gruppi e prendono in prestito dalla musica non solo i nomi, ma anche l’intenzione: Impressioni, Improvvisazione e Composizioni. Nel primo gruppo, Impressioni, come fa capire la parola stessa le opere sono direttamente influenzate dalle impressioni della natura esteriore.

In Improvvisazioni l’opera nasce improvvisamente da sensazioni intime ed inaspettate.

In Composizioni infine, alla costruzione dell’opera partecipa il cosciente e lo studio.

In seguito a queste esperienze Kandinskij non ritornerà mai più all’arte figurativa.
La nuova arte affonda le proprie radici nel linguaggio del colore. Attraverso questo linguaggio Kandinskij spiegherà in maniera approfondita le proprietà emozionali di ciascun tono e di ciascun colore, ma a differenza delle precedenti teorie sul colore, egli non si interesserà dello spettro, ma solo della risposta dell’anima.
Nella teoria del colore,(1866-1944) Kandinskij stabilì un nesso tra l’opera d’arte e la dimensione spirituale, affermando che l’arte e l’anima si influenzano a vicenda. Per l’artista, i colori producono un effetto particolare sull’anima. Ogni colore è collegata ad una forma e ad una determinata nota musicale.

Kandinskij ha dato un nuovo volto all’arte e ha fornito a tutte le generazioni future una chiave di lettura rivoluzionaria chiamata mappa musicale del colore.
Un altro maestro dell’astrattismo che non possiamo non prendere in considerazione è Piet Mondrian.
Le opere di Mondrian sono state banalizzate e commercializzate nella pubblicità, nel design, nella moda e persino nell’arte andando a sminuire uno studio trentennale di un genio assoluto.
Mondrian è stato uno dei fondatori del De Stijl, movimento conosciuto anche come Neoplasticismo. Nei suoi primi lavori di sente tutta l’influenza dei grandi maestri dell’impressionismo e post-impressionismo come Vincent van Gogh e Paul Cézanne.

Con il Neoplasticismo concretizza le sue idee innovative dando a vita a composizioni contenute all’interno di forme rettangolari.
L’artista utilizza principalmente i colori primari – rosso, blu e giallo – che si alternano ai non colori del nero e del grigio in un rigoroso gioco di piani ortogonali che ritrova poi l’equilibrio in una realtà pura, logica, astratta.

Forse proprio questo accostamento fra colori primari e forme pure ha reso Mondrian un artista fin troppo astratto per essere a fondo capito ed apprezzato. Nei suoi scritti spiega con chiarezza il suo pensiero: in un mondo caotico, in preda alla distruzione della realtà, l’uomo ricerca un equilibrio formale, il rigore che solo con la purezza della pittura è possibile raggiungere.

“L’aspetto delle forme naturali si modifica mentre la realtà rimane costante.”
Uno studio recente condotto dalla Harvard University conferma la teoria di Mondrian, secondo la quale ogni cellula nervosa nella corteccia visiva primaria del cervello risponde a linee semplici con un orientamento specifico: verticale, orizzontale e obliquo. Questo spiega come mai le opere di Mondrian, anche se ridotte all’essenza, catturano l’attenzione di chi le guarda.
Verso la fine degli anni Quaranta il centro dell’arte si spostò da Parigi a New York.
Qui nasce La scuola di New York. Caduti i miti razionali, ciò che sembra prevalere è il lato oscuro, irrazionale, imprevedibile della natura umana; da qui l’avvicinamento prima al surrealismo e poi a Jung e alle sue teorie sull’inconscio collettivo. Questa nuova concezione di arte prenderà il nome di Espressionismo Astratto il cui intento sarà quello di scavare nel subconscio, trasformare colori e disegno in metafora della natura stessa della condizione umana e la ricerca cubista. A questo punto entrerà in scena Peggy Guggenheim, che inaugura nel ’42 a New York la sua galleria-museo Art of This Century e quasi subito inizia a promuovere gli artisti che rappresentano una sintesi originale delle più importanti tendenze moderniste.
L’Espressionismo Astratto affermava la necessità dell’espressione artistica individuale attraverso l’atto puro del dipingere. Troviamo quindi due approcci fondamentali: quello dei cosiddetti “Action painters”, il cui impegno era maggiormente centrato sul gesto e sul segno e quello dei “Color field painters” concentrati sul rapporto forma-colore.
I maggiori esponenti di questa nuova corrente artistica sono: il russo Mark Rothko e l’americano Jackson Pollock.
Jackson Pollock cambiò il modo di fare arte fondando l’action painting: faceva gocciolare il colore sulla tela stesa a terra usando pennelli o bastoncini attraverso cui disegnava nello spazio. Le tele di Pollock sono dinamiche: il suo movimento attorno alla tela porta anche l’occhio dell’osservatore a un continuo movimento. Inoltre, abbandonando la figurazione, Pollock toglieva i vincoli all’inconscio e stimolava il processo creativo.

Mark Rothko infine, che io reputo ingenuamente e romanticamente il mio maestro, si concentrò sulla potenza espressiva del colore riducendolo a grandi campi, liberandolo da contesti oggettivi, inibendo l’accesso alle associazioni figurative e rendendo il colore un soggetto in sé.

Rothko affermava: “Solo spingendo al limite colore, astrazione e riduzione l’artista può creare un’immagine che ci liberi dalle associazioni convenzionali con il colore e la forma e permetta al nostro cervello di plasmare idee, associazioni e relazioni nuove e nuove risposte emotive a esse”.
Ma che cosa è l’arte astratta se non la manifestazione di un mondo incomprensibile?
La vita non è forse una continua lotta di forze contrarie e astratte chiusa nei limiti di un certo equilibrio?
Allora, forse e dico forse, non abbiamo bisogno di capire l’arte astratta, abbiamo bisogno di capire l’uomo.