LE DONNE NELL’ARTE – Progresso e regresso dalla preistoria ad oggi

Le donne artiste presenti nelle collezioni museali oggi, sono meno del 5% – relativamente al totale degli autori – sebbene nelle sezioni di arte moderna abbiamo più dell’85% di nudi femminili. Deduco, in base a questi dati, che un’artista donna per avere la possibilità di esporre in un museo, oltre all’immancabile talento, dovrebbe munirsi di una coraggiosa e spregiudicata nudità.

Partiamo con ordine dal principio. Nell’arte paleolitica le statue della dea madre associano per la prima volta la donna alla sola idea di maternità, di natura, di bellezza e prosperità.

Statua della dea madre

Quello che spesso non ci viene detto è che le donne partecipavano attivamente alla caccia, alla costruzione di utensili e all’agricoltura, ma sopratutto sono state le prime artiste della storia. Avete capito bene. L’archeologo Dean Snow e il biologo John Manning hanno isolato un campione di 32 calchi tratti dalle più conosciute pitture rupestri, presenti tra il Nord della Spagna e il Sud della Francia, risalenti a circa 12 mila anni fa e hanno stabilito che 24 delle 32 impronte appartenevano a donne, ovvero il 75%. La società primitiva senza alcun dubbio era matriarcale e solo successivamente si è sviluppata la supremazia maschile. A questo punto l’immagine della donna penso che debba essere rivalutata nel complesso sin dall’inizio dei tempi, ma procederò comunque con la storia dell’arte per cancellare ogni dubbio.

La storia e lo sviluppo della civiltà e della donna ci fa arrivare direttamente all’Antico Regno in Egitto – 2686/2181 a.C. – simbolo per eccellenza nel mondo della grandezza architettonica, artistica, culturale e religiosa, ma sopratutto esempio di società dove regnava la parità di genere.

Le donne ricoprivano importanti cariche giuridiche, religiose e civili. Erano proprietarie terriere e amministravano i loro averi in totale autonomia. Quando si sposavano continuavano a disporre delle loro ricchezze e in caso di divorzio non perdevano niente di quello che avevano avuto in precedenza. Davanti alla legge non c’era nessuna disuguaglianza e potevano partecipare agli affari pubblici senza l’ausilio di nessun tutore. Venivano punite con la stessa severità applicata agli uomini; nessuno sconto e nessuna pietà.

Un altro particolare da prendere in considerazione della vita delle donne egizie era la libertà sessuale di cui godevano. Numerose rappresentazione ci mostrano come il sesso fosse vissuto con estrema passione e audacia, sicuramente un elemento che le loro attuali discendenti dovrebbero considerare con maggiore attenzione. L’attività sessuale veniva praticata per puro piacere e gli uomini facevano uso di preservativi ricavati da intestini animali oliati e profumati.

Insomma, la modernità degli egizi è innegabile da tutti i punti di vista.

La posizione sociale della donna in Egitto era molto invidiata dalla maggior parte delle sue contemporanee di altre civiltà, come per esempio quella Greca, dove le donne venivano messe sullo stesso piano giuridico degli stranieri e degli schiavi.

Possiamo notare come la donna sia rappresentata fianco a fianco all’uomo in attività come il raccolto e come in alcuni casi sia rappresentata in ruoli religiosi e giuridici di spicco.

Non parlerò delle donne nell’antica Grecia, ma lascerò qui solo una frase contenuta all’interno del Timeo di Platone che spiega con chiarezza il pensiero dei greci e poi successivamente dei romani.

…nelle femmine, ciò che si chiama matrice o utero è, in esse, come un essere vivente posseduto dal desiderio di fare figli”.

Farò un salto temporale e parlerò di come la figura della donna sia stata mortificata e umiliata con l’avvento della religione cristiana e di come questo abbia condizionato la visione della donna per tutti i secoli a venire.

Eva di Lucas Cranach

Nell‘età medievale e rinascimentale il corpo della donna è diventato il tempio del peccato capitale. In quest’epoca la donna rappresentava la lussuria, colei che aveva offerto il frutto proibito ad Adamo e di conseguenza il suo corpo è diventato l’oggetto in carne e ossa di tutti i mali del mondo e della perdizione dell’uomo.

Il Signore chiede ad Adamo: “Chi ti ha fatto conoscere che eri nudo? Non hai forse mangiato dell’albero che ti avevo proibito di mangiare?”. E Adamo risponde: “È stata la donna che mi hai dato per compagna che mi ha presentato del frutto dell’albero ed io ne ho mangiato“. Genesi, 3, 11-12

Masaccio e Masolino, se pur in maniera diversa, ci ricordano con estrema chiarezza il pensiero dell’uomo cristiano rinascimentale. L’uomo ha perduto il suo posto in paradiso per la presunzione e la curiosità della donna e la sua unica speranza di redenzione è la sottomissione e il pentimento. Masolino, rappresenta la testa del serpente con le sembianze umane, molti pensano che sia una donna e vediamo Eva intenta ad abbracciare l’albero della conoscenza. Masaccio, con una tecnica di rappresentazione più innovativa e sperimentale ci mostra La cacciata dei progenitori dal paradiso, gesto che condannerà l’uomo ma sopratutto la donna alla vergogna eterna.

Masaccio e Masolino

Passiamo poi a Botticelli e Giorgione, dove risulta chiaro come la figura della donna non sia più legata solo al peccato ma viene associata anche alla seduzione passiva.

Artisti come Raffaello, Michelangelo, Bernini, ecc, hanno continuato a rappresentare la donna associando sempre la sua figura alla religione cristiana e alla mitologia, ma si può già notare un tentativo di restituirle l’integrità morale all’interno della società.

caravaggio-morte-della-vergine

Dal Seicento in poi nelle rappresentazioni religiose verranno introdotte personaggi della vita reale e Caravaggio sarà uno dei massimi esponenti di questa iniziativa. La morte della Vergine è l’opera per eccellenza di questo nuovo pensiero; criticata e ammirata. Vede come protagonista una prostituta incinta morta annegata. Con questo gesto Caravaggio affronta tutta la presunzione ecclesiastica e sociale dell’Italia cattolica.

Dalla fine dell’Ottocento ci sarà la riscoperta del corpo femminile, della bellezza non più ideale e legata a figure religiose cristiane ma autentica, reale, forte. Questa figura emerge con coraggio dai dipinti di Manet, precursore dell’impressionismo. La donna prende in mano la sua vita e gli uomini ne sono inesorabilmente attratti e affascinati.

Gli impressionisti, spronati dal coraggio del loro maestro, si fanno avanti con visioni innovative e audaci. Renoir, Degas, Monet ecc. introducono nel mondo dell’arte una donna nuova, sicura e provocante.

I secoli della vergogna e del disprezzo sembrano ormai lontani. 

Il post-impressionismo i cui massimi esponenti sono Paul Gauguine, Paul Cèzanne – considerato il precursore del Cubismo – ci mostrano una donna in perfetta armonia con il suo corpo e con la natura. 

Ora, vorrei soffermarmi sulla figura di un artista, Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa. Lautrec non appartiene a nessuna corrente artistica, si è dissociato sia dall’Impressionismo che dal Realismo e ha dato vita ad una tecnica assolutamente personale. L’artista, nato da una famiglia aristocratica, ha condotto un’esistenza tormentosa e scapestrata, consumata non negli eleganti salotti borghesi, ma nel quartiere popolare di Montmartre, insieme alle prostitute, alle ballerine, a tutte quelle donne che venivano criticate dalla società perbenista francese. Lautrec, per via del suo aspetto, lontano dal prototipo dell’uomo ideale e per via della sua salute precaria sin dalla nascita, era stato criticato, deriso, escluso e finalmente da quelle donne che tutti criticavano era amato. L’artista adorava le donne di cui si circondava, le rispettava e le onorava con la sua arte.

Sia nell’arte che nella vita privata Toulouse-Lautrec non condivideva ideologie e modi di vita borghesi e manifestava perciò ad un’estrema libertà individuale il rifiuto di qualsiasi norma e convenzione.

Finita la ricca età dell’Impressionismo e del Realismo si fa largo nella società una nuova corrente artistica: l’Espressionismo. La prima avanguardia e sicuramente una delle più influenti. Nasce nel 1905 contemporaneamente in due paesi, Francia e Germania, rispettivamente con i gruppi Fauves (“Le Belve”) e Die Brucke (“Il Ponte”).I due movimenti hanno caratteristiche simili, ma gli intenti sono diversi: i Fauves, con le loro campiture piatte e i colori sgargianti volevano contrastare l’eccessivo decorativismo dell’Art Nouveau. Il massimo esponente è Henri Matisse e attraverso la sua arte primitiva vediamo una donna primitiva e felice che invita alla pace.

La Danza - Matisse

I componenti di Die Brucke invece, intensificavano il carattere violento della pittura riscontrabile nei colori forti utilizzati, andando contro l’Impressionismo e le sensazioni che un paesaggio poteva far scaturire nell’animo dell’artista. Il massimo esponente è Eduard Munch che manifesta con la sua arte l’imbarazzo e il disagio nei confronti delle donne. Le condanna e le rappresenta come peccatrici e seduttrici maligne.

Infine, vorrei aprire una parentesi non su una corrente artistica in particolare ma su due artisti, due uomini, due avversari. Pablo Picasso e Amedeo Modigliani. Chi più di loro e meglio di loro ha saputo cogliere gli aspetti più intimi del corpo e dell’anima di una donna?

Modigliani, il giovane elegante venuto dall’Italia si atteggiava con aristocratica superiorità e superbia nei confronti di Pablo Picasso, dettate forse dall’invidia e dalla gelosia.

Picasso non amava l’esuberanza di Modigliani e la sua forte dipendenza dall’alcol e dalla droga.

La figura di Picasso viene spesso associata a quella di donne bellissime, estremamente attraenti e spregiudicate, quello che non viene raccontato però è la sua ossessione malata per loro. Le adorava le donne, le condizionava, le tradiva, le costringeva a confrontarsi una con l’altra, le disprezzava, le distruggeva, le disegnava, ma non le amava, non le rispettava. Picasso, che di certo bello non era, usava il suo nome e la sua fama per portare quante più donne possibili nel suo letto per poi liberarsene con la stessa delicatezza di un volgare scaricatore di porto. Sono fermamente convinta che l’indole e l’animo di un artista sia in grado di trasparire dalle due opere.

Amedeo Modigliani sviluppa uno stile unico; l’originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico del cubismo ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido e istintivo con un ritorno al primitivismo ma anche al rigore del passato. Il rapporto con le donne è stato sicuramente intenso e passionale.

Modigliani ha fatto molti ritratti ma la svolta è avvenuta quando ha incontrato la compagna della sua vita da cui ha avuto due figlie e che in seguito alla morte dell’artista ha deciso di suicidarsi in preda alla disperazione e al dolore. 

Modigliani a differenza di Picasso è morto in totale povertà, mentre oggi un suo dipinto è stato valutato e venduto per 157 milioni di dollari. La sua arte ruota intorno alla figura femminile che ha sempre rappresentato con totale rispetto. La mancanza degli occhi in molti ritratti ha suscitato scalpore tra i suoi contemporanei. Modigliani ha spiegato questo dettaglio con una semplice frase:

 “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.” 

La sua arte è fatta di sentimenti personali e con i suoi nudi va oltre la semplice bellezza erotica e affronta tutta la dolorosa fragilità della donna.

Nel corso del ‘900 le donne hanno rivoluzionato la loro immagine, si sono emancipate e hanno iniziato a pretendere la loro autonomia in tutti i settori. Uno dei massimi esempi di donna coraggiosa, rivoluzionaria ma allo stesso tempo fragile e ferita dalla vita e dall’amore lo troviamo nella figura di Frida Kahlo.

Frida Kahlo, pittrice messicana, era una donna con disabilità che fin dagli esordi ha affrontato la sua difficile condizione opponendosi alla sorte avversa, riuscendo a trasformare l’immobilità in opportunità artistica e successivamente a trasformare la sofferenza in arte. Frida disegna l’intensità e la debolezza del genere umano, ma sopratutto la sua debolezza dovuta ai numerosi aborti e tradimenti del marito Diego Rivera. Il suo corpo di donna ferita è stato centrale nella sua arte e nella sua esistenza.

Oggi, le donne che decidono di intraprendere la carriera artistica non solo possono ambire all’agognata parità, ma possono eliminare il concetto stesso di disuguaglianza di genere.

Il ruolo che è stato cucito erroneamente addosso alla donna fin dalla preistoria è morto.

Numerose artiste contemporanee attraverso la loro arte hanno rivoluzionato inesorabilmente la storia e l’immagine della donna. Tra le artiste più conosciute e controverse a livello mondiale abbiamo: Marina Abramovich e Yayoi Kusama. 

Marina Abramovich, si è autodefinita come la «nonna della performance art»: il suo lavoro è esplorare le relazioni tra l’artista e il pubblico. Performance di body art estreme, autolesioniste e crude, attraverso le quali l’artista cerca di provare a superare i propri limiti corporali e mentali, arrivando anni dopo alla conclusione che mentre il corpo ha limiti, la mente no, perché con il pensiero si è sempre al di là del tempo e dello spazio.

Yayoi Kusama è una artista giapponese, attiva a New York negli anni 70. Sbarcata nella Grande Mela nei primi anni 50, riuscì in poco tempo a conquistare il popolo americano con la sua arte, diventando una delle donne più apprezzate a livello mondiale. Oggi, ha 87 anni e continua a creare opere artistiche nel suo studio di Tokyo. Fin dall’infanzia soffre di disturbi della personalità, ha allucinazioni visive e uditive, ansie ossessive e si ritrova spesso a parlare con piante e animali. Consapevole del suo disturbo, vive con orrore questa realtà. Yayoi lotta contro le sue inquietudini da sola.  L’unico modo per reagire era rappresentare con disegni ciò che vedeva, trasportando la sua fantasia su carta. Nonostante i suoi disturbi è riuscita a fondere illusione e realtà dando vita ad un’arte unica nel suo genere.

Nonostante i progressi compiuti dalle donne nel mondo dell’arte, la donna nella società odierna deve fare ancora molta strada per essere considerata pienamente alla pari dell’uomo.

L’arte ci insegna che il cambiamento non solo è possibile ma è assolutamente necessario.